Antonio Conte ha parlato dei propri capelli una volta sola, in televisione, e quelle parole sono l’unica cosa verificabile di questa pagina. Nel resto della rete il suo nome compare in decine di articoli che stimano innesti, tecniche, sedi e cifre: nessuno di quei dettagli risale a una dichiarazione dell’allenatore. Qui riportiamo che cosa ha detto lui, con la fonte; che cosa si vede e che cosa non si vede nelle due fotografie su licenza pubblicate in questa pagina; e che cosa un servizio sanitario nazionale pubblica sulla procedura in generale.
Nota editoriale. Albania Hair Clinic non ha visitato né trattato Antonio Conte e non ha accesso ad alcuna cartella clinica. Nulla in questa pagina afferma o lascia intendere che Antonio Conte si sia sottoposto a un trapianto di capelli o a qualsiasi altro trattamento, in questa clinica o altrove. Le fotografie qui riportate sono immagini su licenza che identificano soltanto la persona: non sono documentazione del prima e dopo, e i fotografi non approvano questa pagina.
Il Corriere della Sera, in una scheda dedicata alle curiosità sull’allenatore, riporta una dichiarazione da lui rilasciata a «Le Iene»:
«Il look, soprattutto per un calciatore, è importante. Oggi viviamo nella società dell’immagine e non tenerne conto è un grave errore, a mio parere. Vede, io sono stato mezzo pelato, tutto pelato e adesso ho i miei capelli nuovi con i quali convivo bene, anzi benissimo».
Sono parole sue, e sono tutto quello che esiste. Lo stesso articolo aggiunge una precisazione che vale più di qualsiasi ricostruzione di terzi: Conte «non ha mai rilasciato dichiarazioni ufficiali sui dettagli». Non ha indicato una tecnica, non ha indicato una data, non ha indicato un luogo, non ha indicato un numero.
Questa pagina si ferma esattamente qui, perché oltre questo punto non esiste una fonte controllabile. «Capelli nuovi» è la formula che l’interessato ha scelto: sostituirla con un termine clinico che lui non ha usato significherebbe attribuirgli un intervento che non ha mai descritto. Le cifre che circolano associate al suo nome — numero di innesti, costo, nome di una struttura — non sono riconducibili a nulla che lui o una fonte verificabile abbiano pubblicato, e per questa ragione non vengono ripetute qui.
La fotografia di copertina è stata scattata il 16 giugno 2015 a Ginevra, a margine di Portogallo-Italia. È un ritratto frontale ravvicinato in conferenza stampa, con luce diretta e sfondo fuori fuoco: l’attaccatura è leggibile e i capelli sono portati indietro e verso l’alto.
La seconda immagine, qui sotto, risale al 2012, durante una tournée della Juventus a Dubai: uno scatto serale all’aperto, con flash ravvicinato, in tuta della squadra.

Le due immagini distano circa tre anni ed entrambe sono successive al periodo a cui si riferisce la frase «sono stato mezzo pelato, tutto pelato». Detto altrimenti: non documentano un prima e un dopo. Documentano due momenti dello stesso «dopo», con luci, obiettivi, distanze e pettinature diverse. È una distinzione che quasi nessuna pagina su questo argomento si prende la briga di fare, e cambia completamente che cosa è lecito dedurre.
Un flash diretto appiattisce le ombre e riempie i vuoti fra i capelli: la stessa testa, ripresa con luce radente laterale, appare più diradata. Un obiettivo più corto avvicinato al volto allarga la fronte; uno più lungo la comprime. Un’inquadratura leggermente dall’alto scopre il vertice, una leggermente dal basso lo nasconde del tutto. Capelli umidi si separano e lasciano intravedere il cuoio capelluto; gli stessi capelli asciutti e pettinati in avanti lo coprono.
C’è poi un fattore che rende le fotografie ancora meno probanti di quanto si creda. Fra i trattamenti elencati dal NHS nella sua scheda sulla caduta dei capelli compare, come voce distinta dal trapianto, il trucco permanente o micropigmentazione, descritto come un tatuaggio realizzato per assomigliare a capelli corti. In fotografia il risultato può leggersi in modo molto simile a una rasatura fitta, pur non essendo capello. Chi guarda una foto e dice «trapianto» sta scegliendo una parola fra diverse possibili, non sta osservando un fatto.
Per questo motivo qui non troverete un confronto prima/dopo, una stima di innesti né una tecnica attribuita a una persona che non l’ha nominata.
Per la parte generale questa pagina si appoggia al National Health Service britannico, che pubblica una scheda pubblica e non commerciale sull’intervento. Il NHS descrive il trapianto come lo spostamento di capelli verso un’area diradata o calva, e precisa che non è erogato dal servizio pubblico perché rientra nella chirurgia estetica. Lo indica come adatto alla calvizie permanente, quella di tipo ereditario, e di norma non adatto ad altre forme di caduta come l’alopecia areata, che si manifesta a chiazze.
Le tecniche descritte sono due. Nella follicular unit transplantation, il cosiddetto metodo a striscia, viene prelevata dalla nuca una sottile striscia di cute con i capelli, divisa poi in innesti da uno a quattro capelli che vengono collocati in piccole incisioni del cuoio capelluto; l’area donatrice viene chiusa con punti di sutura e lascia una cicatrice che, scrive il NHS, non dovrebbe essere visibile a meno di portare i capelli molto corti. Nella follicular unit extraction la nuca viene rasata e i capelli vengono prelevati singolarmente.
Sulla giornata dell’intervento il NHS scrive che si esegue di solito in anestesia locale con sedazione, quindi la persona è sveglia ma non dovrebbe provare dolore, che normalmente si esaurisce in una giornata senza ricovero notturno e che un’area estesa può richiedere due o più sedute in giorni diversi.
Fra le conseguenze comuni il NHS elenca un cuoio capelluto teso, dolente e gonfio per qualche giorno, croste temporanee nella zona trapiantata e una cicatrice singola oppure numerose cicatrici molto piccole.
I rischi sono descritti con altrettanta chiarezza. L’intervento viene definito generalmente sicuro, ma con un piccolo rischio di sanguinamento, di infezione o di reazione allergica all’anestetico. Esiste inoltre un ulteriore piccolo rischio che il trapianto non attecchisca e che i capelli cadano, oppure che si formi una cicatrice evidente. Il NHS aggiunge un punto che è facile trascurare e che nel tempo pesa parecchio: i capelli possono continuare a diradarsi attorno all’area trapiantata, e per questo il chirurgo dovrebbe progettare il disegno dell’intervento tenendone conto.
Nulla di tutto questo descrive l’esperienza individuale di qualcuno. È ciò che un servizio sanitario nazionale pubblica sulla procedura in generale.
La stessa scheda è insolitamente diretta su come affrontare la decisione. Invita chi valuta l’intervento in Inghilterra a verificare che l’ospedale o la clinica siano registrati presso la Care Quality Commission, obbligo che riguarda tutti gli erogatori privati di chirurgia estetica del Paese. Ricorda che ogni medico deve essere iscritto al General Medical Council con licenza di esercizio, e rimanda alla British Association of Hair Restoration Surgery per controllare l’affiliazione di un chirurgo.
Elenca poi le domande da porre: qualifiche ed esperienza, quanti interventi di questo tipo il chirurgo ha eseguito, quanti hanno comportato complicanze, quale tecnica consiglierebbe e perché, che follow-up aspettarsi se qualcosa va storto, quali sono i tassi di soddisfazione dei pazienti.
E contiene un avvertimento rivolto esattamente al punto da cui quasi tutti partono: «Fate attenzione quando cercate su internet cliniche che eseguono trapianti di capelli. Alcune pagano per pubblicizzare i propri servizi negli elenchi dei motori di ricerca». Nella sua scheda sulla caduta dei capelli il NHS suggerisce inoltre di rivolgersi prima al proprio medico per capire che cosa stia causando la caduta, e solo dopo a una struttura commerciale.
Il NHS ricorda che perdere fra i 50 e i 100 capelli al giorno è normale e spesso passa inosservato, e che la calvizie di tipo maschile e femminile è quella permanente, di solito familiare. Indica finasteride e minoxidil come i principali trattamenti per la calvizie maschile, precisando che non funzionano per tutti e che funzionano soltanto finché vengono usati, e afferma senza giri di parole che nessun trattamento è efficace al cento per cento.
Il punto pratico è questo: l’esito dipende dallo schema individuale di caduta, dalla densità dell’area donatrice e dalla progettazione, e nessuna di queste tre cose è visibile in una fotografia di qualcun altro. Una valutazione individuale è l’unica cosa che risponde alla domanda; le informazioni generali sono un punto di partenza, non una diagnosi.
Antonio Conte ha fatto il trapianto di capelli?
Non lo ha mai dichiarato. A «Le Iene» ha detto di essere stato «mezzo pelato, tutto pelato» e di avere adesso i suoi «capelli nuovi», ma il Corriere della Sera precisa che non ha mai rilasciato dichiarazioni ufficiali sui dettagli. Nessuna tecnica, data o struttura risulta confermata da lui.
Quanti innesti avrebbe ricevuto?
Nessuna cifra è verificabile. I numeri che circolano sulle pagine commerciali non sono riconducibili ad alcuna dichiarazione dell’interessato e non vengono ripetuti in questa pagina.
Dove avrebbe fatto l’intervento?
Non risulta indicato da lui alcun luogo o struttura. Albania Hair Clinic non vanta alcun collegamento con Antonio Conte.
Si può capire da una foto se qualcuno ha fatto un trapianto?
No. Luce, obiettivo, angolo, umidità dei capelli e prodotti modificano l’aspetto dell’attaccatura, e la micropigmentazione può somigliare in fotografia a capelli corti pur non essendolo.
Il risultato di una persona nota predice il mio?
No. Il NHS osserva che i capelli possono continuare a diradarsi attorno all’area trapiantata e che il trapianto può non attecchire. L’esito dipende dallo schema individuale di caduta, dall’area donatrice e dalla progettazione.
Albania Hair Clinic non ha alcun rapporto professionale con Antonio Conte e non avanza alcuna affermazione sulla sua storia clinica al di là delle dichiarazioni pubbliche citate e collegate in questa pagina. Le informazioni generali sono tratte dalla documentazione pubblica del NHS e non costituiscono un parere medico personale.
Foto di copertina di Antonio Conte: Clément Bucco-Lechat — Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0. Utilizzata su licenza; il fotografo non approva questa pagina e l’immagine non è prova di alcun intervento.
Foto nell’articolo di Antonio Conte: F1fans — Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0. Utilizzata su licenza; il fotografo non approva questa pagina e l’immagine non è prova di alcun intervento.
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